Le democrazie non si esportano con le baionette senza tener conto delle tradizioni, della realtà sociale, economica, usi e costumi, storia e organizzazione politica dei popoli. Su tutto questo sarebbe stato possibile calare i principi democratici. In Afghanistan non si è tenuto conto della realtà esistente e si è preferito applicare la politica romana (antica e sorpassata da più di 2 millenni) che era quella di imporre ed asservire un capo con il suo governo, assoggettati agli occupanti. Il risultato è stato una diffusa corruzione, un’estesa disuguaglianza, una notevole disoccupazione (2 su 3 afghani non hanno lavoro) e la mancanza di legittimazione dei governanti, con sprechi di fondi depredati dal regime. Fiumi di denaro sprecati e migliaia di vite bruciate senza nessun risultato.

In Italia ed in Europa, in genere, molti si dilettano a parlare di queste cose sui media senza aver messo mai piede in un Paese arabo o musulmano e ne ignorano la realtà. Le società musulmane del medio-oriente sono basate sulle tribù e sul potere tribale. Le Umma (assemblee delle tribù ed assemblee religiose) eleggono i loro capi che sono allo stesso tempo responsabili civili, politici e religiosi. È su questa concreta realtà che occorreva incentivare i valori democratici, sviluppare un’economia adatta alla situazione distribuendo la ricchezza in forma equa e necessaria alle esigenze della gente, promuovendo il benessere generale e sostituendo la coltivazione dell’oppio con colture idonee alle necessità delle comunità. Invece si è preferito finanziare una oligarchia che ha saccheggiato gli aiuti occidentali, sottraendoli al popolo afghano. Questo ha generato un’ostilità nei confronti degli americani e degli occidentali ed il collasso dell’esercito afghano lo ha dimostrato ampiamente, causato anche dal fatto della mancanza, da più di sei mesi, del pagamento degli stipendi ai soldati.

Vi è stato anche il fallimento dell’intelligence dei Paesi occidentali e la mancanza di un’adeguata strategia di ripiegamento mediante cordoni di resistenza a partire da Kabul ed estendendosi a cerchio o semicerchio nel Paese, in modo da permettere un’evacuazione ordinata. Poi, in caso di necessità, si doveva predisporre davanti ai cordoni citati una barriera o tappeto di fuoco tramite appoggio aereo, elicotteri da combattimento ed artiglieria mobile. I talebani sono integralisti che hanno poco a che fare con il vero credo musulmano e sono una minoranza. Per mantenere il loro potere non esiteranno ad applicare metodi oppressivi, brutali e violenti. Per il carattere tribale esistente in Afghanistan, tra non molto assisteremo ad una nuova resistenza e ad una nuova spietata guerra in cui i talebani saranno perdenti. Dopo questa ennesima sciagura sia l’ONU che l’Europa, con congrui sostegni economici e logistici, dovranno sostenere il popolo afghano ed aiutarlo a creare una nuova realtà economica e politica tenendo conto dei fallimenti e degli errori del passato.