Libera traduzione dell’articolo in immagine dal portoghese da parte del fondatore

Nell’anno trascorso il mondo ha commemorato gli 800 anni della nascita di Francesco di Assisi, uno dei maggiori e più amati Santi italiani. È stata la testimonianza della sua vita e le sue opere, più dei suoi scritti, che hanno influenzato profondamente e permanentemente l’esistenza e il pensiero del mondo cristiano. Francesco di Assisi è amato non solo dai cattolici, ma anche da persone della più diversa estrazione culturale credenti o non credenti.

Ma chi fu quest’uomo, figlio del ricco mercante Pietro di Bernardone, nato ad Assisi (Umbria) nel 1182? Per i religiosi è soprattutto la massima espressione dello spirito di Cristo (alter Christus) non tanto per le sue parole quanto per le sue azioni che imitano i veri principi di amore verso Dio e verso l’umanità in generale. Nell’unirsi nella commemorazione del suo anniversario, i membri della comunità internazionale si sono identificati con i principi fondamentali della regola francescana di: “una vita di pace, di solidarietà universale e assistenza ai poveri”.

La mancanza di materiale relativo alla vita di San Francesco pone grosse difficoltà alla completa comprensione della sua opera, e questo è ancora più difficile per la tendenza da parte di diversi movimenti di appropriarsi della dottrina di Francesco per poi applicarla ai propri fini. In questo senso, Francesco di Assisi è stato definito come un precursore della riforma della Chiesa, un leader anticlericale, un preromantico, un anarchico o comunista fuori dai tempi, o anche un eroe della non violenza e precursore della difesa dell’ambiente.

Francesco non era un teologo come Sant’Agostino o un pensatore come Tommaso d’Aquino né un teorico della vita spirituale come Ignazio da Loyola, in realtà Francesco, con tutte le sue limitazioni, non era altro che un uomo del suo tempo: il XIII secolo, caratterizzato dalla crescita del ceto medio, al quale la sua famiglia apparteneva. In realtà egli non aspirava ad altro che ad una vita religiosa pura, secondo i dettami del più autentico cristianesimo. Non vi era differenza tra Francesco e gli altri giovani che lo circondavano. Questo è evidente quando a Spoleto ebbe una visione di morte e di distruzione che lo portò all’isolamento e alla preghiera. Egli rinunciò al suo “status”, abbandonò la casa paterna per prendersi cura dei poveri, degli ammalati e ricevendo la chiamata di Cristo nelle rovine della cappella di San Damiano, vicino ad Assisi. L’evento così fu descritto: “Francesco, vai e ricostruisci la mia casa che sta in rovina”.

Una vita di pace, fraternità universale e assistenza ai poveri.

Francesco decise di tagliare i rapporti con la famiglia e vivere una vita in povertà. L’anno 1209 è quello decisivo nella sua vita. A partire da questa epoca lui si dedicò anima e corpo non solo alla profonda riflessione sopra i misteri di Dio ma a seguire gli esempi di Cristo. Come Cristo lui attraversò la povertà e diverse regioni pregando l’amore e la comprensione tra gli esseri viventi e prestando aiuto a invalidi, ammalati, disprezzati e umiliati; non curandosi del potere e di chi lo esercitava. In un’occasione disse: “Quelli che hanno il potere e il diritto di essere obbediti devono essere i più umili e servi dei loro fratelli”.

Inizialmente i suoi insegnamenti attirarono 12 discepoli, monaci mendicanti, per i quali stabilì alcune regole semplici, approvate nell’anno 1209 dal papa Innocenzo III. Era l’inizio dell’ordine francescano, i cui membri fino ad oggi si prendono cura dei malati e dei bisognosi. Dieci anni più tardi, l’ordine francescano contava 5000 adepti in Italia, e questo numero aumentò rapidamente. Nel 1212 gli insegnamenti di Francesco attirarono Chiara di Assisi, la quale, seguendo il modello dell’ordine maschile, fondò l’ordine delle povere clarisse.

I principi fondamentali nella vita e nelle opere di Francesco furono da attribuire ad insegnamenti ed ad una scuola radicale: prendere il Vangelo letteralmente con i suoi insegnamenti. Questa scuola fu decisiva per tutti e fu da insegnamento fino alla sua morte avvenuta il 3 ottobre 1226, nella Porziuncola. Francesco esortava costantemente ad avere una vita di austerità spogliata dai beni materiali e di avversione alla violenza, dato che la stessa trae le sue origini nel possesso delle cose materiali. La sua filosofia era basata sul fatto che una persona deve lavorare per sé stessa per evitare di dipendere dagli altri. Questi principi ancora oggi costituiscono idee fondanti per l’umanità in un mondo in cui la fame e la miseria imperversano, lasciando il passo alla ricchezza e alla ricerca dei beni di consumo. Il rispetto e la considerazione della creazione è un altro aspetto della modernità di Francesco, la sua idea di una fraternità universale non esclude né gli animali né gli altri elementi della terra. Lui era solito dire: “La natura è lo specchio di Dio, benedetto sia il Signore per la nostra sorella e madre Terra che ci alimenta e che produce innumerevoli frutti, piante e fiori e immense messi”. Francesco definiva la morte: “Nostra sorella Morte”.

Questa era la base attitudinale e di credenze che formavano il testimone di Francesco (la rigida fedeltà al Vangelo, la povertà, la lotta coraggiosa per una riconciliazione tra gli uomini e Dio e l’amore ed il rispetto per la creazione) insieme ad una profonda avversione per il denaro.

Nell’epoca in cui Francesco visse, la ricerca del lucro e l’insaziabile accumulo di ricchezza si stavano trasformando in un’attitudine sociale dominante. Egli a tutto questo oppose una corrente di compassione per i meno fortunati che attraversò il mondo occidentale e di cui San Francesco fu un vero esempio. La passione e l’avidità per le cose materiali sono una leva per la violenza che è incompatibile con la finalità dei Vangeli. Il Santo disse: “Se possediamo ricchezza, lotteremo per difenderla, generando ostilità, guerre e massacri”. Così Francesco esponeva una filosofia in cui la povertà era sinonimo di libertà, al di fuori di questo egli diceva che tutta la ricchezza esistente era limitata ed era convinto che qualsiasi accumulo di beni non faceva altro che privare gli altri degli stessi beni.

Molto è stato scritto ed affermato del disprezzo che Francesco dimostrava per la conoscenza acquistata dai libri, ma questo si riferiva unicamente ad una conoscenza che era fine a sé stessa, in un rapporto di isolamento egoistico e nella negazione di un concetto di fratellanza. La ricchezza unita al potere ed ad una sterile conoscenza costituivano, per Francesco, una triplice negatività in una missione religiosa dedicata al rigore, al sacrifico ed all’amore per gli altri.

Nota del traduttore: S. Francesco fu dichiarato patrono d’Italia nel 1939 da Pio XII. È inusuale che un Santo di così rigidi principi ed alta moralità sia il patrono di un Paese dove imperversano la malavita e la corruzione. Questo dovrebbe far riflettere gli italiani e farli agire di conseguenza…